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Magali

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lunedì 7 gennaio 2013
Innanzitutto volevo darvi notizie di Giacomo, il micio rosso del mare, attualmente nutrito da Pia e Roby, due cari amici che ora sono al mare e che ringrazio pubblicamente per questo regalone che mi fanno, ebbene l'altro giorno è stato avvistato da Roby, che puntualmente è andato a lasciare la pappa, e, per fortuna, l'ha visto in piena forma. Scusate la divagazione, ma so che tanti di voi tengono a cuore la sorte del monello bolscevico!
Forse avrete capito che mi piace cucinare, ma non è, per me, l'unico passatempo, a me piace fare tantissime altre cose e amo, quando negli altri blog, oltre alla ricetta scopro anche nuovi luoghi, pensieri, fotografie da condividere.
Dopo aver terminato di leggere di leggere questo libro,


ho atteso qualche settimana, prima di riuscire a scrivere le mie riflessioni. Il libro, nel complesso, mi era piaciuto, ma non riuscivo a parlarvene senza ricadere nel banale.
Ovviamente ho chiesto consiglio alla mia assistente, la fedelissima, e lei mi ha consigliato solo di attendere e così ho fatto.
La trama è talmente semplice da non riuscire a comprendere come possa “venir fuori” un libro di oltre trenta capitoli: tutto ha inizio con l’arrivo di una lettera a casa di Harold, da parte di una sua vecchia amica e collega di lavoro, che non sente da tantissimo tempo, in cui brevemente gli vuole comunicare che ha il cancro e che, con queste poche righe, desidera solo dirgli addio.
Lui ne rimane toccato e le scrive una lettera di risposta, sicuramente scontata, Harold come chiunque le scrive delle frasi “fatte”. Esce per imbucarla, vestito normalmente, senza cellulare, ma supera la prima buca delle lettere, l’ufficio postale, giunge a una stazione di servizio dove avviene il primo incontro con una ragazza che gli parla del credere fortemente per far sì che un obiettivo anche in apparenza irraggiungibile ed impossibile si concretizzi.
E così inizia un cammino lungo mille chilometri per arrivare dalla sua amica per darle l’estremo saluto personalmente.
Durante il cammino incontra persone, “raccoglie” la pesantezza delle loro vite, le loro emozioni e tutto questo unito al procedere superando qualsiasi avversità, ma soprattutto ad affrontare un viaggio molto più temuto, quello che pochi hanno il coraggio di affrontare: quello all’interno dei propri ricordi, dei dolori vissuti, delle incomprensioni, dell’ordinario della propria vita.
Harold riesce a terminare il viaggio il raggiungimento di questo obiettivo lo porta anche alla riconciliazione con le persone amate, capendo che nella vita si arriva al punto, in cui è doveroso nei confronti di se stessi, placare i propri rancori, il proprio animo per poter continuare un’esistenza serena e densa di significato.
Se devo trovare una nota, per me, stonata è quando, ad oltre la metà del cammino, si unisce ad Harold una pluralità di “pellegrini”, la descrizione della “miseria” umana di alcuni di essi è scontata e superficiale e, forse, diminuisce il pregnante significato della ricerca itneriore che fa da filo conduttore a tutta l’opera.

Era da tanto che volevo preparare questa ricetta letta, ormai da tempo immemorabile, sul blog della notissima Araba Felice , ma, non so perchè, ho sempre rimandato, poi ho letto del contest di Fabiola e mi è sembrata appropriata per l'occasione.
Ed eccoli qua, ottimi, ve lo garantisco e non è assolutamente un parere di parte visto che io non sono amante del croissant. Magali dice che nonostante la loro semplicità sono très chic! (Bontà sua!)


 
Croissant dell'Araba Felice
Ingredienti per una decina di pezzi piuttosto piccoli:

220 g di Philadelphia
220 g di burro
260 g di farina
2 cucchiai di zucchero ( da omettere se si fanno salati )
un tuorlo e poco zucchero, per spennellare

Preparazione:
cominciate lavorando con le dita il burro freddo, ma tagliato a pezzi minuscoli con il Philadelphia. Non dovrete avere una crema perfetta, ma solo mischiare sommariamente. I pezzetti di burro devono risultare ancora visibili e non sciolti.
Aggiungete quindi la farina tutta insieme, mescolata prima con lo zucchero.
Se si fanno salati, omettete lo zucchero ed aggiungere un cucchiaino raso di sale.
Lavorate il composto con la punta delle dita, mischiando solo finchè il tutto sta insieme. Non impastate!
Se rimangono dei pezzetti di burro qua e la', meglio ancora, sono loro che fanno sfogliare...
Nei grumi ci sono pezzetti di burro intero e non sciolto, mi raccomando questo passaggio.
Compattate la pasta con le mani, farne una palla che va leggermente infarinata, avvolta nella pellicola e messa in frigo per almeno due ore, deve diventare ben dura.
Stendete quindi la pasta su una superficie infarinata ad uno spessore di 3 mm e tagliate tanti triangoli: i miei hanno una base di circa 8 cm e sono alti circa 15 cm.
Mettere i cornettini su una teglia coperta con carta forno, spennellarli con un tuorlo d'uovo battuto con un cucchiaio d'acqua e spolverizzarli con poco zucchero semolato . Se si fanno salati spennellate con uovo ma omettere lo zucchero.
Metterli in frigo una mezz'ora almeno, finchè saranno ben duri.
Cuocete in forno preriscaldato a 170 gradi, non di più, per circa 40 - 45 minuti.
Servire tiepidi o a temperatura ambiente.
E come dice Magali “leccatevi i baffi!”

6 commenti:

elenuccia ha detto...

Ciao Helga, sono felice di leggere che Giacomo è in gran forma. In effeti ha proprio l'aspetto del gatto indipendente, forte ed orgoglioso...un vero felino doc :)

Quel libro sembra davvero interessante, mi piacciono i libri introspettivi. E' un po' che non riesco a ritagliarmi un po' di tempo per leggere ma spero di riprendere prestissimo. Amo tanto leggere.

Loredana ha detto...

Carissima Helga, che bella recensione, un ottimo suggerimento di lettura, questo è il genere di libri che piace molto anche a me, quelli che ti fanno riflettere.

Ti mando un abbraccio e rubo un cornetto, con l'Araba non si sbaglia mai! ;)

Ilaria ha detto...

Sono contenta per Giacomo, perché se capisco bene era sparito il birbone? Io sono stata invece a visitare un gattile di un amica basca tenuto benissimo.... E mi è' venuta una voglia di adottare un altro gattino.... Ma non posso proprio con le due belve in casa ! Croissant golosi parecchio ma poi oltre a leccar si i gatti ci si lecca le ferite......
Baciotti a te e Magali

Ylenia ha detto...

Le ricette di Araba Felice sono sempre una garanzia e tu hai realizzato magistralmente questi croissant. Ciao Helga, felice di leggerti, sono tornata ieri da un pò di giorni trascorsi fuori e ho letto con piacere i tuoi commenti, grazie di cuore. Mi fa piacere leggere che Giacomo è in mani fidate e il libro di cui parli mi ha incuriosita tantissimo, grazie per averne parlato. Un abbraccio a te e alla splendida Magali

Love for Food and Photography ha detto...

Cara Helga,
sono felicissima di sentire che il mitico gattone Oscar stia bene! :-)
ho letto la tua bella descrizione del libro, ma solo il tema mi fa venire i brividi, avendo perso mio padre per tumore.
Mi hai però infine ingolosita con questi deliziosi croissant (philadelphia? wow!) che è fortunato chi se li è mangiati!!
tanti cari saluti e a presto, ho di nuovo postato fotografie di nostri a-mici campagnoli.
Dany

Fabiola ha detto...

Grazie cara, bellissimi, un bacio ed in bocca al lupo...

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